Nei giorni successivi alla strage di Capaci scattano perquisizioni nelle villette attorno al tratto di autostrada in cui Cosa nostra aveva organizzato l'attentato. Una fonte confidenziale porta la squadra mobile in un'abitazione dove vengono scoperte alcune apparecchiature per la clonazione dei telefonini P300 della Nec e di molti altri modelli. Sul momento, gli inquirenti non si rendono neanche conto di quello che hanno in mano, non sanno che attorno a uno strano giro di telefonini clonati stanno molti dei misteri dell'eccidio di Capaci.
La Procura di Palermo dà subito incarico al suo esperto informatico, Gioacchino Genchi, di esaminare tutti i reperti. Ne nascerà una maxi indagine su una strana agenzia del crimine elettronico, composta da una trentina di persone, le più diverse, che operavano in tutta Italia nel business della clonazione. Dalla Calabria alla Puglia, da Roma ad Ascoli Piceno, a Torino e Milano: mettevano a disposizione dei criminali più diversi gli ultimi ritrovati della tecnologia. Che arrivavano principalmente dalla Gran Bretagna.
Fra i clienti della singolare agenzia, c'era anche Cosa nostra. Lo si scoprì un anno dopo la strage quando furono arrestati due dei componenti del commando di Capaci, Gioacchino La Barbera e Antonino Gioè. Loro utilizzavano cellulari clonati, anche se non è stato ancora chiarito da quando. Ma i telefonini non mentono: anche una breve comunicazione, lascia una quantità di codici tale da poter ricostruire tutto il percorso che ha fatto. Difficili ricordarli a memoria i codici. E allora bisogna appuntarli: la stessa sequenza di numeri telefonici e di relativi codici seriali che Gioè aveva segnato su un'agendina della Camera dei deputati, sequestrata dalla Dia nel covo di via Ughetti, a Palermo, era tra i file trovati nel computer dell'agenzia del crimine elettronico.
In uno dei file, chiamato "Motorola.log è allora forse la chiave
delle singolari compagnie dei mafiosi, in genere così gelosi delle proprie
cose. C'è la firma di questa agenzia delle clonazioni: per accedere al
software, i falsificatori avevano fissato una chiave: 27/05/91. E questa avevano
fornito a tutti i loro clienti.