Gli "insospettabili" si erano mossi quel pomeriggio del 23 maggio 1992. Ma avevano lasciato qualche traccia anche sul luogo dell'attentato. Tre giorni dopo, gli investigatori della polizia scientifica di Palermo notano un singolare bigliettino a circa cento metri dal cratere dell'esplosione.

Sta scritto: "Guasto numero 2 portare assistenza settore numero 2. GUS, via Selci numero 26, via Pacinotti". E di seguito il numero di un cellulare, 0337/806133. I magistrati ci mettono poco a capire da chi sia utilizzato. Un'informativa della Direzione centrale della Polizia criminale spiega che è di un funzionario del Sisde, il servizio segreto civile. "L'ipotesi di una convergenza di interessi di settori deviati dei servizi segreti viene corroborata dal rinvenimento di questo bigliettino", sostiene il pm Luca Tescaroli nella sua requisitoria: "Ci si deve chiedere, in effetti: come mai un biglietto con un'annotazione relativa al nome e alla sede di una società del Sisde, nonché ad un numero telefonico di un funzionario appartenente alla medesima struttura siano stati rinvenuti in quel luogo proprio nella immediatezza dell'eccidio? Quando, da chi e per quale motivo è stato fatto ritrovare in quel sito?", si domanda il magistrato.

La "Gus", Gestione unificata servizi, è una società di copertura dei servizi segreti. Quel funzionario è stato vice capo della struttura informativa di Palermo ed è ritenuto vicino a Bruno Contrada, l'ex numero 3 del Sisde finito in carcere per presunte collusioni mafiose, condannato in primo grado e assolto in appello. Hanno lavorato insieme a Roma e a Palermo.
Via In Selci, e non via Selci, è la sede della società Gus, a Roma, mentre in via Pacinotti, a Palermo, c'è la Telecom. Troppi dati sul quel biglietto. Poi, quel "guasto numero 2", che farebbe pensare a una comune avaria tecnica è in realtà il codice di errore nel funzionamento del telefonino, che segnala la probabilità di una clonazione in atto.

Quante coincidenze. Anche gli stragisti di Capaci utilizzavano cellulari clonati. Ma questo, all'epoca, lo sapevano solo i diretti interessati e pochi altri. Forse qualcuno voleva mettere sull'avviso? L'affare del bigliettino diviene subito un'inquietante presenza. Anche soltanto per l'ipotesi di un depistaggio. Perché è difficile credere che gli agenti dei servizi segreti che operarono sul teatro della strage - come risulta dagli atti - si siano persi fogli e bigliettini da visita.
E' solo la prima di singolari tracce, che tornano anche nella strage di via d'Amelio.