Tratto da "la Repubblica" del 5 aprile 2002
Diventerà un monumento alle vittime della mafia l'auto di Giovanni Falcone,
la croma bianca blindata che il 23 maggio del '92 fu dilaniata dal tritolo di
Cosa nostra. Il ministero della Giustizia ha accolto la richiesta del Dap, il
dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Era stato Gian Carlo Caselli,
l'ex procuratore di Palermo poi diventato direttore delle carceri, ad avanzare
l'idea del monumento. Ora è il suo successore, Giovanni Tinebra, l'ex
procuratore di Caltanissetta, a completare il progetto. La croma blindata è
stata già assegnata al Dap e presto verrà collocata in una delle
scuole di formazione dell'amministrazione penitenziaria.
La stessa idea era venuta anche al procuratore nazionale antimafia Pier Luigi
Vigna: "Un segno concreto per non dimenticare il sacrificio delle vittime
della mafia", spiega il magistrato, che adesso sta verificando la possibilità
di realizzare un altro monumento, con l'auto blindata di Paolo Borsellino, da
collocare nella palazzina della Dna.
"Quella croma bianca era stata assegnata da poco al giudice Falcone -
ricorda Giuseppe Costanza, l'autista del magistrato, che il 23 maggio si salvò
miracolosamente - ultima di tante auto su cui abbiamo praticamente vissuto insieme,
dall'84 al '92. E in quella croma bianca ci sono gli ultimi ricordi della signora
Francesca Morvillo, del giudice Falcone: le loro parole, che nulla facevano
presagire ciò che sarebbe accaduto".
Giuseppe Costanza condivide l'idea di far diventare quell'auto un monumento: "Perché è necessario ricordare sempre - dice - soprattutto che giustizia deve ancora essere fatta, perché non conosciamo i nomi dei veri mandanti. Quanta amarezza ho provato qualche tempo fa guardando l'auto del giudice Rocco Chinnici, devastata dal tritolo nell'83, abbandonata in un magazzino dell'Ucciardone. Però, insieme alle cose, ai simboli, bisogna avere cura delle persone". Costanza è amareggiato, aveva chiesto di poter continuare a prestare servizio all'ufficio automezzi: "Non avrei potuto continuare a fare l'autista per il piombo che porto in corpo, ma avrei voluto continuare a dare il mio contributo per ciò che so fare in questo settore così delicato per la sicurezza dei magistrati. Mi sono invece trovato a dovermi reinventare un mestiere, come informatico. Ma non è il mio mestiere, lo so, ogni giorno per me è una mortificazione". (s.p.)