|
Il 23 maggio del 1992, quando i killer di Giovanni Falcone erano già lontani, e si preparavano a un brindisi, altri - non sappiamo ancora chi, e chiamarli mafiosi o uomini infedeli delle istituzioni fa poca differenza - erano stati incaricati di entrare in azione adesso. Perché anche le intuizioni, i segreti investigativi di Giovanni Falcone fossero cancellati, come quelle vite sull'autostrada di Capaci. Perché non restasse più traccia dei pensieri che il giudice aveva portato via da Palermo - anche quelli - quando aveva accettato la proposta del ministro della Giustizia Claudio Martelli di diventare direttore degli Affari penali. Appena un anno prima. "Voleva lasciarsi dietro - racconta Martelli ai
giudici - scontri, polemiche e incomprensioni". Ma a Roma, Falcone
continuava a riflettere sulle indagini che aveva dovuto lasciare a metà.
E non erano poche. "Una sera - ricorda Giuseppe Ayala al processo per la strage di Capaci - quando ancora Giovanni era al palazzo di giustizia di Palermo, andai nella sua stanza. Mi disse: Prendi un sorso di whisky, devo terminare una cosa. Quando finì di scrivere sul computer portatile mi guardò: Sto annotando tutto quello che mi sta succedendo per ora in ufficio. Qualunque cosa dovesse succedere, tu sai che c'è tutto scritto". Non si è mai trovato nulla degli appunti di Giovanni
Falcone, se non due fogli che il magistrato aveva affidato alla giornalista
Liana Milella. Ma accaddero lo stesso cose strane: nella casa di Roma, il Servizio centrale operativo della polizia non trovò mai il databank Casio "Sf 9500", non ce n'è traccia nel verbale del primo sopralluogo. Eppure, qualche giorno dopo - eravamo già a fine giugno - si materializzò proprio fra quelle mura. E i familiari lo consegnarono immediatamente alla magistratura. Il contenuto era stato però interamente cancellato, ed era scomparso un accessorio fondamentale, l'estensione di memoria che conteneva altri dati. Anche nell'abitazione palermitana di Falcone, si materializzò un altro computer solo dopo il sopralluogo della polizia, un portatile Toshiba. I dati c'erano tutti, ma erano stati maldestramente letti e in parte modificati. Nell'ufficio del ministero di via Arenula, collegato
al computer da tavolo, è rimasta un'unità di "back-up",
ma delle relative cassette magnetiche non si è trovata traccia.
Accanto, il giudice teneva un notebook Compaq, protetto da chiave elettronica:
anche in questo caso, il contenuto del computer portatile venne consultato
maldestramente, cancellando le date originali dei documenti.
|
deposizioni |