I pentiti hanno parlato, le Procure hanno riempito pagine e pagine di verbali. Sul registro degli indagati, a Caltanissetta e Firenze, sono finiti Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Indicati, per motivi di segretezza dell'indagine, rispettivamente come "Alfa" e "Beta", "Autore uno" e "Autore due".

A Firenze, la prima inchiesta sui mandanti occulti è stata archiviata il 14 novembre 1998: il coinvolgimento di "Autore uno e due - sostiene comunque il gip nelle due pagine del provvedimento - è un'ipotesi che conserva una sua plausibilità". E le indagini adesso continuano, anche se contro ignoti, ripartendo da quegli elementi.

A Caltanissetta, stessa sorte per "Alfa" e "Beta", ma le valutazioni del procuratore Giovanni Tinebra sono state più critiche: "Una forzatura arbitraria" credere "all'istigazione" dei fondatori di Forza Italia, "un'ipotesi sfornita di aderenza alla successiva realtà", è stato scritto nella richiesta di archiviazione inviata a metà febbraio del 2001 al gip Giovanbattista Tona. Trentasei pagine, firmate anche dal procuratore aggiunto Paolo Giordano e dal sostituto Salvatore Leopardi, per mettere in rilievo più d'una riserva sul pentito Cancemi e le sue dichiarazioni sulle "persone importanti contattate da Riina"; piuttosto, i magistrati danno credito a Giovanni Brusca, che ha parlato di stragi realizzate da Cosa nostra "per indurre lo Stato alla trattativa".

Ai pm di Caltanissetta non convince l'analisi del pentito Maurizio Avola: "Va osservato che egli ha dichiarato che la riunione a Catania in cui Eugenio Galea, di ritorno da altra riunione con Riina, disse che stava nascendo un partito nuovo risale al settembre '92, dopo le stragi. A tutto concedere - scrivono i pm nella loro richiesta di archiviazione - le dichiarazioni di Avola dimostrano soltanto che Cosa nostra avrebbe guardato con interesse la nascita della nuova formazione, non già che erano stati stipulati patti con tale formazione". Poi ancora: "Prima della costituzione di Forza Italia - si legge nel provvedimento della Procura - in Cosa nostra era stato caldeggiato il progetto di costituzione di un movimento indipendentista con caratterizzazione di leghismo meridionale, poi abbandonato solo sul finire del 1993, inizi del 1994. Il che mal si concilia con un impegno politico dei vertici della Fininvest".

Infine, per la Procura di Caltanissetta, anche un teste d'eccezione a difesa di "Alfa" e "Beta", l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga: "La decisione di scendere in politica di Berlusconi, per quanto mi consta - ha fatto mettere a verbale - va collocata esclusivamente a due, tre mesi prima delle elezioni del '94".

Quindi, il "papello" con le richieste di Riina: "Le clausole previste (abolizione dell'ergastolo, del 41 bis e della legge sui pentiti) - ne è convinta la Procura di Caltanissetta - coincidono in parte con alcune importanti leggi che però sono state varate non da Forza Italia ma attraverso un ampio consenso politico".

Insomma, tutto da ricominciare, e questa volta sul versante degli appalti, così come suggerisce la stessa richiesta di archiviazione. Eppure, quando i giornali diedero la notizia del provvedimento, uno dei magistrati che a quell'indagine aveva lavorato negli anni passati, Luca Tescaroli, restò non poco sorpreso. "Finché ho potuto - ha scritto in un articolo pubblicato da Micromega - ho fatto la scelta più naturale per un magistrato, quella della riservatezza".
Cosa era accaduto: sui giornali era apparsa anche la bozza della sua richiesta di archiviazione per "Alfa" e "Beta", ben più pesante di quella poi firmata da Tenebra. "Un fatto grave - scrive Tescaroli nel suo articolo - sia per la fuga di notizie su atti riservati, sia per la sovraesposizione e la delegittimazione di chi ha semplicemente svolto il proprio dovere, indagando senza distinguere le persone sulla base del censo, del potere personale e del ruolo sociale, com'è previsto dal nostro ordinamento (almeno sino ad oggi)".

Tescaroli rispondeva a chi lo aveva accusato di "teoremi fantasiosi", difendeva la sua indagine e le conclusioni che aveva preparato: mettevano in rilievo come le dichiarazioni dei collaboratori fossero "concordanti" e "integrate" fra loro, e che era necessario proseguire le indagini. "Perché ad esempio - è adesso la sua proposta - non creare un pool temporaneo sovraterritoriale di magistrati, trasversale alle singole procure, che convogli le migliori energie ed esperienze professionali e continui a lavorare sulle stragi del '92-93 e sul tema connesso del riciclaggio?"
Luca Tescaroli era già andato via da Caltanissetta, per "l'impossibilità - ha spiegato - di proseguire il suo lavoro".

All'inizio di maggio del 2002, il gip Giovanbattista Tona ha disposto l'archiviazione del procedimento nei confronti di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.

 

 

Deposizioni
al processo
Falcone
d'appello
(file zip)

Salvatore
Cancemi

Giovanni
Brusca